Sanità italiana e corruzione: dall’attentato Anselmi a De Lorenzo

Correva l’anno 1979. Il Ministro della Sanità, Tina Anselmi, decide il ritiro di migliaia di farmaci inutili e pericolosi. Più volte denunciò i segnali concreti di rischio di corruzione a cui era esposto lo Stato Italiano, inimicandosi il suo stesso partito. Poi venne De Lorenzo, "Sua Sanità".

0
19329

Tina Anselmi fu la prima donna a diventare ministro in Italia. Integerrima democristiana, dedita al lavoro, s’occupò di previdenza sociale, igiene e sanità. Al centro delle sua battaglie, i problemi della famiglia e della donna: si deve a lei la legge sulle pari opportunità. Ma la vicenda per la quale ora vogliamo ricordarla è legata a doppio filo con la mafia e l’industria farmaceutica.

Ecco come funziona da decenni la Sanità italiana, in breve.

La Ministra Anselmi

Nel 1979 quando Tina Anselmi è ministro della Sanità decide il ritiro dal mercato di migliaia di farmaci che una commissione tecnica ha appena giudicato inutili o addirittura pericolosi.

Nell’ottobre 1984 a Brescia, l’Anselmi porterà ad esempio dei tentativi di corruzione (a suo dire indiretti), avvenuti 5 anni prima, citando bustarelle per 32 miliardi di lire, offerte per ritirare l’infausto provvedimento ed evitare la cancellazione di quei farmaci dal prontuario.
Dichiarazioni che le costarono dure accuse, critiche e insulti da parte di varie correnti politiche, inclusi alcuni suoi compagni di partito.

In quegli anni Tina Anselmi aveva smesso i panni di Ministro ma, come parlamentare, era stata nominata presidente della Commissione d’inchiesta contro la loggia massonica P2 di Licio Gelli. La proposta d’istituire la commissione fu presentata a giugno ’81 e approvata a settembre. Operò dal 1981 al 1984/85. La relazione finale uscì a luglio 1984 (presso la Commissione), mentre la Camera la approvò nel 1986.

L’attentato a Tina Anselmi

L’8 marzo 1980, nel periodo che intercorse tra la fine del suo mandato al Ministero della Salute e la nomina a presidente della Commissione P2, Tina Anselmi fu bersaglio di un tentativo di attentato: nel giardino di casa sua fu rinvenuta una cassa con del tritolo inesploso.

Ad oggi non sono chiari i motivi del gesto intimidatorio organizzato a sue spese ma è lecito pensare che le sue attività di contrasto al fascismo, alle ineguaglianze e all’illegalità, nonché la sua figura di donna retta e tenace, infastidissero molti. Dopo la commissione contro la P2, infatti, Tina Anselmi sperimentò un crescente e definitivo isolamento politico.

Coincidenza o intenzionalità, è anche arduo non notare come, un episodio così eclatante d’intimidazione contro una donna con incarichi ai vertici, accada proprio l’8 marzo, data indubbiamente simbolica.

(Ringraziamo Valentina Magrin, nipote di Tina Anselmi, per i chiarimenti circa l’attentato e gli eventi esposti. E’ possibile seguirla sulla pagina facebook “In Memoria di Tina Anselmi“)

La corruzione del nuovo ministro della sanità De Lorenzo, da parte della Smith-Kline

Passa una decina di anni e siamo nel 1990-91. La Smith-Kline del gruppo Beecham, oggi GSK – GlaxoSmithKline, unica produttrice mondiale del vaccino Engerix B che pretende di prevenire l’epatite B, al fine di realizzare un piano di vaccinazioni garantito sulla pelle dei bambini italiani, versa in segreto, in banconote da 100 mila lire, una mazzetta della somma di 600 milioni di lire all’allora ministro della Sanità, Francesco De Lorenzo, per apporre una firma di approvazione ministeriale in modo da rendere non più facoltativa ma obbligatoria la vaccinazione anti-epatite B.

De Lorenzo, detto “Sua Sanità“, vien preso con le mani nel sacco e finisce in carcere per diversi anni.