Sunshine Act italiano?

0
10

di Assis – Nessun amministratore delegato potrebbe essere confermato da un’assemblea annuale di azionisti se non potesse dimostrare che per ogni euro speso in marketing ne introita 2 o 3 (questa è una stima, perché non ci sono dati a disposizione, ma è una stima considerata verosimile). Questo ritorno si basa ovviamente su un aumento di vendite dei prodotti oggetto di promozione commerciale. Le attività indicate nella figura qui sopra sono invariabilmente associate a un aumento delle prescrizioni dei medici (in media di due volte e mezza), spesso inappropriate e di minore qualità, e a un aumento relativo dei costi. Prescrizioni con percentuali più elevate di farmaci ancora sotto brevetto rispetto alle alternative equivalenti.

Non stupisce che la spesa per il marketing possa superare anche di due o tre volte quella per la ricerca e lo sviluppo di nuovi farmaci.

La RSS ritiene che, ai fini della sostenibilità del SSN, sia necessario regolare in maniera restrittiva il marketing dei farmaci e di tutti gli altri dispositivi sanitari e tecnologie diagnostiche, con l’obiettivo di ridurre l’eccesso, spesso inutile o dannoso, e in ogni caso costoso, di prestazioni sanitarie. Ma per regolare il marketing, bisogna conoscerlo. È quindi necessario, in primo luogo, sapere nel modo più accurato possibile come l’industria della salute spende i soldi che investe per la promozione rivolta ai medici e ad altri operatori sanitari.

Per questo, la RSS è favorevole al Sunshine Act (usiamo questo termine per brevità e perché è ormai entrato nel linguaggio comune di chi si occupa di questi temi), una legge che imponga trasparenza su tutte le transazioni finanziarie (in denaro, beni o servizi) tra produttori di farmaci, dispositivi medici o altri prodotti sanitari e operatori, associazioni e istituzioni sanitarie.

Per essere efficace, questa legge deve avere, secondo la RSS, le seguenti caratteristiche:

  • obbligare a notificare tutte le transazioni finanziarie, di qualsiasi tipo e per qualsiasi valore che superi i 10 euro per singola transazione, o i 100 euro annuali nel caso di ripetute transazioni di scarso valore.
  • imporre severe sanzioni in caso di mancata notificazione, o di tentativi di aggirare la legge (per esempio con transazioni in nero, o a prestanome, o su conti esteri, ecc.).
  • inserire tutte le transazioni, con dati identificativi da stabilire (compresa la ragione di ogni transazione) in un registro pubblico che possa essere facilmente consultabile e analizzabile da chiunque, dai semplici cittadini ai rappresentanti delle istituzioni, passando per ricercatori e giornalisti.

Dovrebbe inoltre applicarsi a transazioni finanziarie da parte di qualsiasi industria in qualche modo relazionata con la salute. Per esempio, molte attività educative e di ricerca dei pediatri sono sponsorizzate, oltre che dai produttori di farmaci e vaccini, da quelli di alimenti per l’infanzia (Nestlé, Mellin/Danone, Plasmon, Humana, ecc.), con conseguenze negative su inizio, esclusività e durata dell’allattamento, e relativi danni alla salute di madri e bambini. Queste transazioni devono essere coperte dalla legge.

Infine, dovrebbero ricadere nell’ambito della legge anche le transazioni nei confronti delle associazioni di pazienti; alcune di queste sono infatti finanziate dall’industria farmaceutica che ne approfitta per promuovere l’uso dei suoi prodotti.

È fattibile mettere in pratica un Sunshine Act italiano? Il fatto che una legge simile sia già applicata in altri paesi da alcuni anni depone a favore di una risposta positiva a questa domanda. Come si sa, il Sunshine Act è in vigore dal 2011 negli USA e include attualmente informazioni sulle transazioni di oltre 2000 ditte con oltre 900.000 medici, per un totale annuale di circa 25 miliardi di dollari. Leggi simili al Sunshine Act USA sono in vigore da alcuni anni anche in alcuni paesi dell’Unione Europea: Francia, Portogallo, Danimarca, Grecia, Romania, Lituania e, ultimo arrivato, Belgio. Anche l’Unione Europea sembra convinta della fattibilità della legge, visto che, attraverso il Progetto Anticorruzione e Trasparenza, ha finanziato in Colombia l’elaborazione del Sunshine Act e del relativo registro pubblico delle notificazioni. Se si può fare in Colombia, è molto probabile che si possa fare anche in Italia.

In conclusione, la RSS è a favore di una legge come il Sunshine Act, purché sia efficace, risponda cioè alle caratteristiche sopra elencate. La RSS, tuttavia, ritiene che il Sunshine Act non risolva tutti i problemi. Dopo i primi due anni di funzionamento negli USA, per esempio, non ha (ancora) portato a una riduzione delle transazioni finanziarie né in quantità né in valore. Il Sunshine Act rende solo trasparenti queste transazioni, permette di sapere quanto denaro passa di mano, da chi a chi e per quali ragioni. Permette di identificare i conflitti di interesse finanziari creati da queste transazioni. Potrebbe avere effetti a medio termine, come conseguenze di scelte di consumatori più consapevoli, raggiunti da informazioni più trasparenti relative a produttori ed erogatori di prestazioni sanitarie. Ma in ogni caso, alla fin fine, spetterà al legislatore e a chi amministra il SSN, auspicabilmente su pressione di gruppi di cittadini, decidere se transazioni e conflitti d’interesse stanno causando danni alla salute dei cittadini e alla sostenibilità del sistema, e agire di conseguenza con altri interventi

Fonte: Assis | Studi e informazione sulla salute – 2019-02-18 22:08:38
Originale completo: È fattibile mettere in pratica un Sunshine Act italiano?

Pagina dedicata: ASSIS